Il deserto a luna piena

È lì, in mezzo alle difficoltà e alla rinuncia, che ogni goccia d’acqua, ogni attimo di vita diventa prezioso oltre misura. Il deserto stesso insegna ad apprezzare di nuovo il valore delle cose […], in modo che l’energia del desiderio si risvegli e spezzi il rivestimento soffocante che avvolge il cuore. Perché il fine che dà significato alla vita non è mai una cosa, ma il senso che collega le cose – qualcosa di invisibile, che è possibile vedere solo con gli occhi del cuore”. S. Drewermann

Il deserto della mente apre la porta del cuore

Nel deserto c’è solo sabbia e cielo. Dune di sabbia dai bordi perfetti create dal vento. E che sabbia! Fine, pulita, calda, accogliente. I piedi vi affondano grati, felici, rimanendo puliti e lisci. Sopra la sabbia, il cielo con una luna piena splendente e stelle cadenti. E noi 15 anime di provenienza diversa, con vissuti diversi, ma con in comune la voglia di lasciar andare alla luna piena del deserto ciò che limita la nostra vita, ci siamo riuntite in questo magico luogo per poter splendere di luce come dee, come e anche più di madre luna.

L’ambiente

Dopo 2 giorni trascorsi nella caotica Marrakech ci dirigiamo col bus verso il deserto. La strada è lunga, ma l’entusiasmo per l’avventura ha prevalso sulla stanchezza e abbiamo cantato tutto il tempo a squarciagola. Arriviamo a destinazione la sera tardi, appena scese dalle Jeep vediamo la meraviglia del nostro campo berbero, davvero  bellissimo! Ci sentiamo tutte e 15 come bambine nel paese delle fate, le urla di gioia spostavano la sabbia delle dune.

I nostri Angeli Custodi, le 3 guide locali, ci hanno accolto con tè alla menta, frutta secca e biscotti come aperitivo prima della cena…che incredibile LUSSO!

Il campo è composto da 5 tende berbere dove passa l’aria e la sabbia: una tenda grande per i pasti e per sostare e 4 tende  con 4 letti in ognuna. Le tende sono sostenute da semplici pali di legno e pesanti coperte berbere cucite una accanto all’altra.

Ci sono perfino 2 tendine per il bagno e la doccia (inutilizzabile per mancanza di acqua), ma a causa sovraffollamento abbiamo utilizzato le dune come bagno… L’arte di arrangiarsi nelle difficoltà!

Al centro, una bella spianata con tappeti per stare comodi all’aperto.

I pasti sono ben curati, a base di verdure, cous cous, frutta fresca e secca, insalate. La mattina sempre tè, caffè, spremute d’arancia, pane e marmellata. I nostri Angeli ci trattano da regine.

La biodanza

Maria Rosa è facilitatrice di biodanza, una tecnica di danza libera che fa emergere emozioni, senza che la mente interferisca perché mentre si danza non si può parlare. Si basa sul non giudizio perché tutti si sentono in grado di danzare liberamente la loro dolcezza, l’amore, la maestà dell’essere umano che arriva fiero su questa Terra. Nella biodanza siamo tutti fratelli, ci prendiamo per mano, ci possiamo accarezzare e nessuno ci censura. Ci possiamo abbracciare stretti fino a sentire il nostro cuore che batte, ci possiamo guardare negli occhi fino a che si inondano di lacrime, tutto è permesso. E il cuore gioisce, finalmente, in questa libertà da condizionamenti.

Su quelle dune ci siamo permesse di sentirci piene di potere creatore, in piena connessione con l’Universo, col sole che nasce e con la luna. Una sorellanza perfetta, fatta di solidarietà, empatia, apprezzamento, amore.

La tempesta di sabbia e la nostra Fatma

Il secondo giorno al campo è arrivata la tempesta di sabbia. Il vento fischiava e soffiava forte, penetrando nelle tende rischiando pericolosamente di farle volare via. La sabbia entrava e ci irritava gli occhi. I 3 guardiani gridavano per aiutarsi l’un l’altro a sostenere la tenda più grande dove noi 15 stavamo giusto scrivendo i desideri alla luna. Seduta per terra, Fatma, una donna berbera che cuoceva il pane in un fornetto.

Noi donne coraggiose e collaborative ci siamo subito attivate per sorreggere i pali che si alzavano e devo dire la verità… ho avuto un pò di paura! Per fortuna le mie tecniche di attrazione hanno prevalso e mi immaginavo di scendere dall’aereo, a casa, con mio marito che mi abbracciava in aeroporto… Il mio futuro era quello, e nessun altro. Questa salda e brillante immagine mi permetteva di tenere forte quel palo che non poteva staccarsi da terra!

Tutto è bene quel che finisce bene. La tenda dove dormivo io con 3 ragazze è crollata, ma adesso sono a casa, a raccontare questa storia di manifestazione, la luna ci voleva solo aiutare a superare anche quella difficoltà.

Nella tempesta l’immagine più rassicurante, per tutti, è stata la vista di Fatma seduta per terra a cuocere il pane. La storia emozionante di puro amore che questa donna ci ha lasciato la lascio raccontare a Isabella, scrittrice come me e sorella di viaggio. Eccola, in corsivo.

Il mio sentire più intenso ( “quel senso che collega le cose”) l’ho trovato in Fatma, un’amorevole creatura paffuta che con la  sua morbida rotondità e sorriso innocente  ha tolto ogni spigolo del nostro cuore. 
Fatma è arrivata al nostro accampamento, per regalarci l’impasto più bello: acqua farina lievito e tanta energia nel fondere insieme questi tre preziosi elementi. Ci ha messo passione, dolcezza e tanto amore e mai il sorriso si è spento tra sue labbra. Ha atteso pazientemente il lievitare della sua creazione, mentre noi divine anime chiacchieravamo ridacchiando e canticchiando ogni melodia arrivasse dal cuore.
Un forte vento si alzava e agitava la nostra tenda, qualche canto si è spento disturbato dal vento che incessante pareva bussare con prepotenza intralciando il nostro sentire…. in pochi attimi ci siamo trovate  unite più che mai a tenere saldo il nostro riparo, collaborando con i nostri “angeli protettori” che  sicuri si muovevano dentro e fuori per fissare al meglio la nostra tenda.
È stato un forte momento di collaborazione, la nostra energia femminile si è fusa in un tutt’uno di timore  e fiducia, dove regina vincente è stata la fiducia. In questo susseguirsi di sabbia vento e caos , se ne stava lì Fatma, seduta con il suo pane lievitato tra le mani pronto a cuocere.
Salda, sicura, presente, ha portato a termine il suo compito, ci ha mostrato con disarmante semplicità come nulla possa distogliere e sconvolgere un piano se sai quello che vuoi e come lo vuoi.
Il vento si è placato, il cielo si è nuovamente aperto mostrando una luna piena di luce e un pane caldo ci attendeva, cosi’ come caldo era l’abbraccio morbido, incondizionato e sincero della nostra cara Fatma.
Fatma e l’abbraccio.
La sera di luna crescente, noi 15 divine danzanti celebriamo il saluto al giorno appena trascorso accogliendo una coccola al passo di danza per augurarci una notte di sogni belli.
Dietro di noi seduta in un angolo ad ammirarci, c’è  Fatma la nostra berbera che ha condiviso con noi qualche giorno di campo.
MariaRosa le sorride, chiude il cerchio danzante e con delicatezza la invita a unirsi a noi nel nostro cerchio d’amore e luce. Noi sorridiamo, lei ride con smagliante candore. Per qualche attimo si lascia cullare in questo giro di danza poi con la stessa delicatezza che usa MariaRosa per uscire dal cerchio, così fa Fatma e con la sua risata bambina si riaccomoda nel suo angolino.
Noi continuiamo nel nostro soave danzare a ritmo di musica, nel qui e ora, baciate da preziosa Madre Luna con incroci di sguardi, di abbracci e tenere carezze in gratitudine e pienezza per la Vita.
Decidiamo di concludere con un ponte di mani, dove ognuna possa camminare all’interno  e ricevere una carezza d’amore. MariaRosa ha un’ intuizione meravigliosa e con infinita consapevolezza fermezza  e delicatezza chiede a Fatma (ormai soprannominata da tutti noi la Mamy di Via col Vento)  di posizionarsi alla fine del tunnel, affinché ognuna di noi dopo la camminata potesse trovare l’accoglienza di un suo abbraccio.
Mamy Fatma si è lasciata condurre, e  con la sua risata bambina  ha accolto senza scambi di parole o spiegazioni l’invito.
La nostra danza è ripresa, passo passo abbiamo percorso il nostro tunnel di mani affondando con dolcezza tra le braccia di Fatma. Morbido, saldo, amorevole, infinito, caldo, fraterno è stato il suo abbraccio, un abbraccio che nessuna di noi potrà mai dimenticare, un abbraccio in cui affonderemo ogni qualvolta ne  sentiremo il bisogno. Grazie Fatma, Grazie Vita, Grazie Luna , Grazie Divine Dee danzanti nel deserto.

Fatma e il disegno

In un ventoso pomeriggio, accampate sotto una meravigliosa tenda ai piedi di un alberello abbiamo trasferito  il nostro QUI E ORA  su un foglio bianco. Una alla volta abbiamo formato il cerchio e fra le ultime arrivate c’era Fatma. Aveva capito che poteva unirsi a noi e ai nostri esercizi dell’anima. Lei, analfabeta, che parlava solo l’arabo, ha capito che fra noi non c’erano differenze di razza, di religione e di cultura, perché l’anima non parla lingue straniere. Eravamo tutte esattamente uguali, al di là delle nostre lauree, titoli o ruoli di casa nostra. Tutte eravamo capaci di parlare la lingua del cuore.

Con la  musica a fare da cornice , le nostre matite colorate a turno si sono posate su questo foglio bianco che in quel momento rappresentava il nostro spazio da occupare nel mondo. Ognuna ha portato un po’ di sé, nella forma, nel modo, nel tempo e nel colore che più la rappresentava in quel momento. Non c’era una scaletta, non c’era un turno preciso, la musica fluiva e noi con lei;  La  musica, la calda  brezza e un’ intensa energia in quel cerchio d’anime creava pian piano la nostra piccola opera d’arte.
Commovente il momento in cui anche Fatma che nelle introduzioni iniziali per ragioni di lingua  non aveva compreso granché, si è lasciata ispirare dal nostro agire e con tutta la sua morbidezza e semplicità ha portato il suo contributo speciale in quel foglio che una volta ultimato abbiamo celebrato con un canto e donato proprio a lei.  Noi,  Lei e un’ armonia di colori ed emozioni. Ecco cosa si puo’  fare nel deserto, ecco cosa si puo’ VIVERE nel deserto, se sei connessa  e aperta al sentire, puoi  avere il privilegio di inebriarti d’amore semplicemente con foglio e colore. (Isabella Rosa)

Il saluto di Fatma

il giorno dopo siamo salite in macchina scappando dal campo a causa della tempesta di sabbia per trasferirci in un campo più sicuro e stabile. Fatma era con noi. Era una di noi, semplicemente. Arrivate al nuovo campo ci ha salutate una per una con un abbraccio forte, intenso, pieno d’amore e con le lacrime agli occhi. Forse mai in vita sua Fatma aveva sperimentato la considerazione e l’amore di altre anime in modo così intenso e vero e lo stesso vale per noi. Fatma non ti dimenticheremo mai.

La luna

La nostra amata luna ci ha seguito ogni giorno del nostro percorso di crescita. Abbiamo lavorato per scrivere desideri e obiettivi ben formati, puntando soprattutto nell’esprimere i desideri riguardanti il nostro ESSERE gioia, amore, abbondanza, gratitudine. (poi, di seguito  desideri dell’ AVERE e del FARE)

Ho esortato tutte ad elencare fra i desideri quello di diventare pieni d’amore e di abbondanza! Allora  i desideri dell’avere e del fare passano in secondo piano. Quando siamo circondati da amore e sentiamo l’abbondanza non faremo più dipendere la nostra felicità da qualcun altro o da qualcos’altro. Fuori può succedere di tutto (il partner ci lascia, veniamo licenziati dal lavoro, una malattia…) ma se ho l’amore e mi sento ricca niente e nessuno mi toglie il potere di essere in pace, felice. E non sentiremo alcuna MANCANZA…

La sera del 10 maggio abbiamo presentato i nostri desideri alla luna energizzando l’acqua e festeggiando il Wesak, la benedizione dei maestri ascesi per i poveri della Terra. Che fortuna essere venuti nel deserto proprio alla luna piena di maggio, ricorrenza annuale del Wesak!

Dopo l’emozionante cerimonia abbiamo passeggiato a lungo al chiaro di luna, piene di gioia e traboccanti di entusiasmo.

La sera dell’11, primo giorno di luna calante, i nostri accompagnatori hanno acceso il fuoco berbero per distruggere ciò che volevamo lasciar andare.

Al suono di tamburi berberi, abbiamo girato intorno al falò distruggendo una alla volta il foglio dove avevamo annotato tutto ciò che intendevamo affidare all’energia di luna piena/calante: limiti, paure, schemi mentali basati sul passato, senso di non meritare, sensi di colpa, attaccamenti, confusione….. Una serata fantastica, che ci ha lasciato un senso di liberazione unico.

Le amicizie fra noi: una storia emozionante

Cristina, la più giovane del gruppo, 38 anni, è una ragazza esuberante. Inizialmente restia ad aprirsi, si è poi dimostrata timida solo in apparenza; infatti con l’avvicinarsi del deserto si è trasformata in una dea cantante e danzante, oltre a sprizzare simpatia e buonumore.

Ha condiviso la tenda con Monica e Gina… Abbinamenti di persone casuali? MA NEANCHE PER IDEA!!!

Le tre donne hanno poi condiviso anche la tenda successiva, quando ci siamo spostate dal campo berbero in mezzo aldeserto per andare in un campo più sicuro e riparato dalle tempeste, ai margini del deserto e vicino a Zagora.

Premetto che Cristina, il giorno del disegno con Fatma aveva scritto “nonna ti amo – grazie”. Sua nonna, deceduta, era per lei un ricordo dolcissimo, incancellabile.

L’ultimo giorno, mentre affrontiamo in bus il lungo viaggio dal deserto a Marrakech, Maria Rosa ci fa fare un esercizio di biodanza adattato per il bus.😀

L’esercizio consisteva nel guardarci profondamente negli occhi, cambiando partner e girandoci in ogni direzione per incontrare sempre nuovi sguardi. Quando Cristina ha fissato Gina negli occhi ha cominciato a versare lascrime, dapprima silenziose e poi sempre più copiose e forti, tanto che perfino l’imperturbabile autista si è spaventato. Gina si è avvicinata a lei, stringendola in un abbraccio struggente, denso di dolore dell’imminente distacco, quando ognuna di loro avesse ripreso la propria routine una volta a casa.

Noi tutte ci siamo commosse nell’assistere alla scena, nel vedere quanto amore gratuito scaturisse da quelle due creature e quanto le lacrime di entrambe fossero un segno di rifiuto di una vita senza quell’amore. Gina abita a Napoli, Cristina a Torino, sono certa che si rivedranno. Chissà come l’autista avrà interpretato questa scena… Ma forse la verità dell’amore è giunta fino a lui.

Conclusione

In 7 giorni abbiamo respirato pura presenza. Non giudizio. Amore, consapevolezza, distacco dalle cose materiali. Abbiamo condivisio risate, battute, riso e pianto, urla e gioco. Abbiamo messo in scena la nostra vita su un palcoscenico semplice, con due registe/attrici ispirate per tirare fuori il meglio da ogni attore. (molto immodestamente, io e Maria Rosa!)

Ma sopra ogni cosa, ci siamo sentite dee. Là, nel deserto, non eravamo più limitate, piccole, piene di paure. Eravamo donne fiere, consapevoli del nostro posto nel mondo, figlie di Dio venute al mondo per risplendere senza alcuna paura dei nostri limiti, pronte a lasciarli lì nel deserto per esprimere la nostra grandezza, da quel momento, per sempre.

La poesia ispiratrice di questo nostro sentire è questa di Marianne Williamson:

La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?”

In realtà chi sei tu per non esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri

Ora il nostro compito importante è portare a casa questa luce e rompere ogni vecchio schema disfunzionale.GRAZIE DESERTO, grazie LUNA, grazie Maria Rosa, grazie meravigliose anime che avete partecipato, grazie vita, grazie a me, grazie a te che hai letto qui.

Ripeteremo l’esperienza, a maggio 2019. Il programma è QUI. 

Vi vogliamo bene lettori, noi 15 e voi siamo UNO.